lunedì 4 ottobre 2010

Della Valle di lacrime,
dove il più pulito c'ha la rogna

Leggo su Dagospia:

"FREE MARCHETT
Ciak si sfila. Lagerfield disegna Hogan e celebra il marchio in un minifilm". Reportaggio da Parigi della mitologica Laura Asnaghi, con Repubblica capace di dedicare un'intera paginata a un filmato di 6-minuti-6 che dove tutti gli "attori" indossano le famose scarpe ortopediche di Diego Della Valle (p. 38). Poi apri il Corriere, che annovera lo Scarparo a pallini tra i propri prestigiosi azionisti, ed è l'apoteosi: "In 2 mila per il corto di Lagerfeld. Lo stilista regista per Hogan. Così il cinema sostituisce la sfilata" (p. 33)".

E ancora:
"IL RESTO DI MASTELLA SI CHIAMA DELA VALLE
I lettori più affezionati al "Resto del Carlino", uno dei più antichi giornali italiani, sono rimasti di sasso quando hanno visto in prima pagina la foto di Clemente Mastella con l'annuncio che il politico di Ceppaloni iniziava una sua rubrica dal titolo "l'inClemente".
Sfogliando il giornale alla pagina 5 hanno ritrovato la sua foto e un pezzo dal titolo "Il Cavaliere e i ragionieri". Nelle righe Clementone parla dello stallo del centrodestra e dice testualmente che "Berlusconi rischia di democristianizzarsi (detto da me!): insomma di tirare a campare".
E aggiunge il consiglio di cambiare i suoi "ragionieri" che per la seconda volta gli hanno fatto calcoli sbagliati. Per non correre questo rischio secondo Mastella, Berlusconi dovrebbe fissare con lo stesso entusiasmo quello che, all'epoca del "Predellino1", fu considerato un vero colpo di teatro...anche adesso al Cavaliere si richiede un colpo d'ala: o si affida al suo innegabile fiuto politico e scassa tutto per ricostruire, oppure rischia.
È bene ricordare che prima di entrare in politica, Mastella cominciò a lavorare come giornalista nella Rai a metà degli anni '70 dove si dice che sia entrato con la raccomandazione di Ciriaco De Mita, e qualcuno rammenta che la spinta politica provocò tre giorni di sciopero nella redazione.
Andrea Riffeser Monti ad Poligrafici Editoriale con i figli Bruno e Matteo
Forse è per questo timore che il direttore del "Carlino", Luigi Visci, ha preso in contropiede i suoi giornalisti lasciando scivolare l'annuncio della rubrica fissa di Mastella nella tarda mattinata di sabato durante la riunione di redazione. Il Comitato di redazione appena lo ha saputo ha scritto una lunga nota dai toni incazzati e sfottenti dove si lamenta l'ennesima mancanza di comunicazione preventiva e viene sottolineato l'eccessivo numero di commentatori politici in una situazione di crisi dell'editoria. L'allusione è a collaboratori come Bruno Vespa che ogni settimana prendono 1.000 euro ad articolo nonostante il medesimo testo appaia contemporaneamente su almeno altri 7 quotidiani.
I poveri giornalisti ignorano tuttavia che l'operazione ha dietro le spalle un grande sponsor, quel Dieguito Della Valle che considera l'uomo di Ceppaloni un autentico genio della politica, un Winston Churchill di provincia da portare sulla barca e coccolare come una star.
E non sanno, oppure fanno finta di non sapere, che il 16 aprile scorso Dieguito ha rilevato da Rcs Mediagroup il 9,9% della Poligrafici Editoriale, il Gruppo di Andrea Riffeser al quale fanno capo "Il Resto del Carlino", "La Nazione", e "QN-Quotidiano Nazionale".
L'operazione è costata allo scarparo 9,5 milioni di euro e non è soltanto un piccolo piacere per ridare un po' di visibilità all'uomo che - come ricorda la lettera del Comitato di redazione - ha fatto l'uccello migratore passando dalla DC a CCD, Cdr, Udr, Udeur, Popolari per il Sud. La cortesia di Dieguito nasce anche dalla voglia di riportare la barra dei giornali bolognesi e fiorentini vicino a quel Centro politico dove un giorno potrebbe arrivare l'amico Luchino di Montezemolo. Se la nuova geometria politica prenderà forma e sostanza, il Mastella confinato a Bruxelles potrebbe riaffacciarsi sulla scena politica".

Ma, così per caso, questo Della Valle era lo stesso che stava giovedì scorso da Santoro, a dire cose tipo "la politica è distante dal paese"? No, perché se è così vorrei ringraziare l'anchorman libero per avermi fatto sentire il pensiero di un uomo intelligente, di un grande imprenditore svincolato dalla politica.

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