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lunedì 14 giugno 2010

Ma chi ha il credito?























"Debito pubblico a 1.812,790 miliardi ad aprile", dice Bankitalia. Tutti i siti: "Debito pubblico record", domani lo scriveranno tutti i giornali. Mi piacerebbe leggere anche questo, ma non succederà: qualcuno - la Banca d'Italia, che purtroppo è dei privati, o la politica - sta pensando a una soluzione o no? Non per altro, giusto perché il debito (di tutti gli stati) aumenta sempre e non accenna mai a diminuire...
Una considerazione molto più terra terra: ci vuole tanto a beccare un idraulico, un oste, un dentista che si fa pagare in nero? Ciò permetterebbe di alleggerire le manovre lacrime e sangue cui siamo costretti.

domenica 13 giugno 2010

Tremonti-Bond con licenza di uccidere la Costituzione

























Nella foto: la Costituzione sta morendo.

Corriere della sera, prima pagina: "Meno vincoli per le imprese. Tremonti: cambieremo gli articoli 41 e 118 della Costituzione".
L'articolo 41:

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Secondo il ministro dell'economia, l'ultima parte - il fine sociale - soffoca gli imprenditori: "Un fine che secondo il ministro in qualche modo è all'origine dei vincoli posti via via all'attività imprenditoriale. La modifica tuttavia non toglierà nulla, non consisterà in una sottrazione tanto meno del fine sociale per evitare eccessi di mercatismo, ma rafforzerà l'accento sulla libertà di impresa" (Corriere, p. 3). Ora sono molto più tranquillo.
L'articolo 118:

Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.
La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) (immigrazione) e h) (ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale) del secondo comma dell'articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali.
Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Questo va cambiato per evitare che a livello locale si ostacolino decisioni prese in alto. Dicono che sono tempi incerti, invece si capisce benissimo dove stiamo andando.

martedì 8 giugno 2010

mercoledì 26 maggio 2010

Everybody hurts

Tremonti: "Non è più sostenibile il modello di stato sociale 'dalla culla alla tomba': ci sono poche culle e poche tombe". Allo studio la legge Erode: la strage dei pensionati baby.

martedì 18 maggio 2010

Trova il personaggio di fantasia

























Tremonti: "Dalla manovra devono temere falsi invalidi e veri evasori". Bu!

(Gambadilegno e la banda bassotti si stanno cacando addosso).

Anche lui, come Brunetta, dice: "Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani". Vecchia tecnica: uno distrae, l'altro lavora.

lunedì 17 maggio 2010

Dimessi

Scajola smentisce le dichiarazioni della moglie, che lanciava qualche simpatico avvertimento. Probabilmente, l'ex ministro andrà via di casa: ha già fiutato un affarone.

Quello che non capisco però è il perché di tutta questa bufera su Scajola. Perché non si dimettono anche tutti gli altri, a cominciare da Berlusconi?

Sottoscrivo quanto segue (pubblicato da kutavness.blogspot.com):

Il buon esempio

Pur non essendo (per ora) formalmente indagato, Scajola ha rassegnato le dimissioni. In attesa che Silvio lo salvi dalla raccolta differenziata con uno strapuntino al Ministero delle Infrastrutture, con delega alla rotta aerea Roma-Albenga, segnaliamo i colleghi del buon Claudio ar Colosseo che potrebbero utilmente trarre esempio dal comportamento dell’ex ministro, avendo motivi ben più validi per darsi finalmente all’ikebana.

Roberto Maroni (Interno). Condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via Bellerio a Milano; pena commutata nel 2004 dalla Cassazione in una multa. Se anziché suonare il jazz avesse fatto un po’ di palestra, a quest’ora la sua fedina penale sarebbe immacolata.

Umberto Bossi (Riforme). Condannato in via definitiva a 8 mesi per finanziamento illecito per 200 milioni di tangente Enimont alla Lega. Altra condanna definitiva per vilipendio alla bandiera italiana (commutata in multa), per aver invitato a usare il Tricolore per “pulirsi il culo”. Che musoni, ‘sti giudici!

Altero Matteoli (Infrastrutture). Indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto d'ufficio in relazione all'inchiesta su un ecomostro in costruzione a Marciana, sull’isola d'Elba. L’uomo giusto al posto giusto.

Giulio Tremonti (Economia). Nel 2001 dichiara un buco da 62 mila miliardi di lire che non c’è, nel 2009 dichiara meno di quarantamila euro al fisco. Prima il male, poi il rimedio.

Roberto Calderoli (Semplificazione normativa). Condannato per quella simpatica bagatella con l’amico Maroni, indagato nel 2007 a Lodi per l’affaire Antonveneta, indagato nel 2006 per offesa a confessione religiosa mediante vilipendio grazie alla sua spassosissima maglietta con le vignette anti-Islam, e successive allegre proteste anti-italiane con 11 morti a Tripoli.

Ignazio La Russa (Difesa). Indagato nel 2008 per apologia di fascismo. Ma va’?!

Franco Frattini (Esteri). Nel 2008 rimane alle Maldive dopo lo scoppio della crisi tra Russia e Georgia. Così imparano a uccidersi a Ferragosto.

Mara Carfagna (Pari opportunità). Promossa ministro per meriti sul campo, ha brillantemente dimostrato di essere perfetta per il suo ruolo, sbagliando di soli 14 anni l’anno del primo voto alle donne. E dichiarando che in Italia l’omofobia non è più un problema. Le aggressioni a Roma erano solo manifestazioni troppo focose dell’amore di cui è intriso il Governo.

Renato Brunetta (Funzione Pubblica). Lo spietato e ringhioso censore dell’astensionismo nella Pubblica Amministrazione, tra il 1999 e il 2008 è stato al Parlamento Europeo, ove si è distinto per la sua assidua presenza, pari a ben il 48,21% delle sedute, al 611° posto su poco più di 700. Ottimo predicatore, ma pessimo razzolatore.

Stefania Prestigiacomo (Ambiente). Cresciuta nell’azienda di famiglia, non esattamente ecocompatibile (un petrolchimico), indagata nel 2008 per peculato, nuclearista convinta. Al suo confronto, Attila era di Greenpeace.

Angelino Alfano (Giustizia). Un ministro della Giustizia che presenta un lodo giudicato incostituzionale. Serve dir altro? Non si è dimesso, ma almeno si è scaricato tutte le leggi sull’IPhone. Quelle bruciate da Calderoli.

Maurizio Sacconi (Lavoro e politiche sociali). Ignora la lettera di Marco Biagi che chiedeva un rafforzamento della scorta. Indagato per violenza privata nell’affaire Englaro: fosse per lui, e per tanti altri, sarebbe ancora viva e vegeta(tiva). Ah, poi ci sarebbe da dire che aveva la delega sulla Salute mentre la moglie era (ed è) presidente di Farmindustria, ma ce ne laviamo le mani.

Maria Stella Gelmini (Pubblica Istruzione). Nel 2000 è sfiduciata da presidente del Consiglio Comunale di Desenzano del Garda per inoperosità. Ritrovatasi senza lavoro, va a fare l’esame da avvocato a Reggio Calabria, dove il tasso di promozione è il più alto d’Italia. Già: perché affannarsi? Continuiamo a prendercela comoda!

Michela Vittoria Brambilla (Turismo). Indagata nel 2008 per scarichi non autorizzati del canile municipale di Lecco (i cui volontari, dopo aver segnalato tali irregolarità, furono cacciati dalla stessa Brambilla), responsabile del flop del marchio Magic Italy, infine beccata mentre fa il saluto romano alla festa dei Carabinieri di Lecco. Non si è dimessa perché col cazzo che lascia le sue autoreggenti a quella troietta della Carfagna.

Ferruccio Fazio (Salute). Gestisce disastrosamente il caso influenza H1-N1. Non solo non se ne va, ma è subito promosso ministro. E’ la meritocrazia, bellezza.

Sandro Bondi (Cultura). Mette a capo della Direzione Generale per i Musei l’ex AD di Mc Donald’s, che ricambia lanciando il Mc Italy. Taglia quasi a zero i fondi del Ministero. Poi nomina commissario dell’Area Archeologica Romana uno che di rovine se ne intende anche troppo: Guido Bertolaso. Ma non si è neanche dimesso da Vanity Fair, figurati dal Governo. La separazione da Silvio lo condurrebbe al suicidio.

Raffaele Fitto (Affari Regionali). Scrive l’Unità di ieri: “Ha due rinvii a giudizio. Il primo per una presunta tangente da 500mila euro che avrebbe ricevuto (quando era governatore della Puglia) dall’imprenditore Angelucci per un appalto da 198 milioni nella sanità. Per questa storia il ministro nel 2006 ha scontato 40 giorni ai domiciliari. Il secondo rinvio a giudizio è per concorso in turbativa d’asta: Fitto è accusato di aver favorito una azienda amica nell’aggiudicazione della Cedis, un’azienda della distribuzione alimentare”. Lui ci aveva anche provato, a dimettersi, ma solo perché aveva insistito per candidare Rocco Palese, uno che “con quella faccia lì, è impresentabile”, come aveva detto il lungimirante Silvio. Dimostrata l’inferiorità mentale di quel pivello, il magnanimo Capo lo ha poi perdonato. Purché non ci provi più.

Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma di Governo). Dovrebbe dimettersi semplicemente per la sua inutilità, a prescindere da condanne o altro. Persino il 74% degli elettori del PdL, a una domanda su di lui, hanno risposto “CHI?”. E, alla seconda domanda, il 92% ha risposto: “Ma a che cazzo serve un ministro per l’attuazione del programma di Governo???” (Fonte: sondaggio di Silvio delle ore 15.32. Smentito alle ore 15.33).

Se tutti avessero la sensibilità di Scajola, alla fin fine al Governo dovrebbe rimanere solo Andrea Ronchi, ministro delle Politiche Comunitarie. Mah, allora forse è meglio che restino lì.

mercoledì 7 aprile 2010

Il fururo della seconda Repubblica






















Ieri, nel vertice Pdl-Lega ad Arcore, c'era anche il figlio di Bossi. Così, tanto per dire. Si è parlato senz'altro di presidenzialismo: l'ipotesi, dice Stefano Cappellini del Riformista rirpreso da Dagospia, è che la Lega, sempre più forte, lascerebbe a Berlusconi la buona uscita del Quirinale in cambio di Tremonti a palazzo Chigi. Poi leggi sul corriere due interviste, non a caso affiancate. Violante (Pd): "La nostra proposta c'è già: più poteri al premier". Cicchitto (Pdl): "La ricetta migliore? Il premier forte". Dice che ci sono delle ottime offerte per Thailandia e Kirghizistan.